Il periodo storico dello spettacolo
La Campagna di Russia (1941 - 1943)
Articolo a cura del Gen. Rossini
Alle ore 03.15 del 22 giugno 1941 le Armate di Hitler attaccavano di sorpresa l’Unione Sovietica, rompendo un patto di non belligeranza preesistente. Era scattato quello che, in gergo militare, era denominato il “Piano Barbarossa”. Una valanga di circa 3.200.000 uomini, 3.500 carri armati e 4.500 aerei si rovesciò d’improvviso sulle linee difesa dall’”Armata Rossa” sovietica, lungo un fronte che andava dalla
Finlandia al Mar Nero, per oltre 2.000 chilometri. L’avanzata fu travolgente.
Visto l’andamento delle operazioni,
Mussolini decise l’invio di un Corpo di Spedizione Italiano (C.S.I.R.) forte di 62.000 uomini che giunse nel bacino del fiume Don nell’estate del 1941. Del C.S.I.R., formato da truppe celeri, faceva parte anche il Btg, Alp. sciatori “M. Cervino”.
Circa un anno dopo, visto il comportamento positivo del C.S.I.R., Mussolini decise la trasformazione di questo in Armata, di cui faceva parte anche un Corpo d’Armata Alpino, costituito dalle Divisioni “Cuneense”, “Tridentina” e “Julia”, forte di 57.000 Alpini, il fior fiore della gioventù delle vallate di montagna. L’8ª Armata (Arm.I.R.) poteva contare su un organico di circa 230.000 uomini. Schierata a difesa del fiume Don, l’8ª Armata fu attaccata massicciamente da preponderanti forze sovietiche nel dicembre del 1942. I russi realizzarono delle profonde penetrazioni nei settori limitrofi dell’8ªArmata e nell’ambito della stessa.
Solo il Corpo d’Armata Alpino restò abbarbicato al terreno senza cedere un solo metro all’avversario. Il 16 gennaio ‘43 il Corpo d’Armata Alpino, completamente circondato, ricevette l’ordine di ripiegamento verso Ovest.
La ritirata, svolta in un clima rigidissimo, ebbe luogo prima su una colonna che poi si divise in due, aprendosi la strada. Così il Ten. don Carlo Gnocchi sintetizza la ritirata. “… Undici combattimenti, undici cerchi di ferro astiosamente saldati dal nemico e undici volte spezzati dall’impeto irrefrenabile degli Alpini. 300 chilometri di marcia, agghiacciati dal vento gelato, flagellati dalla tormenta, con 40° sotto zero, senza viveri, con poche munizioni, bivaccando all’aperto, attaccati rabbiosamente dal nemico, assaliti dai carri armati, insidiati a tradimento dai partigiani, sotto l’incubo degli aerei, divorati dalla dissenteria, nella più inospitale e crudele delle stagioni, costituiscono una delle più alte vittorie dello spirito sulla materia, della volontà sull’avversa fortuna e una delle più luminose affermazioni della grandezza della nostra gente…”.
Come noto gli Alpini sfondarono l’ultimo cerchio difensivo russo a Nikolajewka, il
26 gennaio 1943.
Ben 90.000 soldati italiani sono rimasti per sempre all’ombra dei
girasoli, soprattutto nei terribili campi di prigionia russi.
La cartolina militare
Da quando venne "inventata" (1874) la cartolina illustrata ebbe un enorme validità e diffusione quale vettore di comunicazione.
Scarsamente diffusi i giorali, patrimonio di una minoranza la radio, ancora nei reconditi anfratti della mente la TV, toccava al piccolo cartoncino illustrato il compito primario nella comunicazione tra gli uomini: poco costosa, semplice, immediata, veniva completata da una frase o da uno slogan. E viaggiava, viaggiava..
Il "Ventennio" la fece sua affidando ad illustri cartellonisti (i migliori del mondo) il compito di dare un sostegno al Regime quale prima attrice nel gioco della Propaganda.
Questo per quanto riguarda la cartolina tradizionale, che venne adottata da praticamente tutti i Reparti della Forze Armate sin dal 1900, per mettere in luce tradizione e rilievo dei comandi e reparti stessi..
Ma, già da decenni era anche in uso - nel Regio Esercito, della Regia Marina e della Regia Aeronautica - la cartolina detta "In franchigia", di colore verdognolo.
Questa consentiva al soldato, cui era distribuita in dotazione dai comandi, di poter inviare notizie di sé ai congiunti senza dover affrancare la stessa, né pagare alcuna tassa.
Il militare compilava la sua "Missiva", che spesso metteva bene in luce sul lato preposto al destinatario una frase promozionale voluta dal Regime, e questa poteva viaggiare grazie ad un timbro tondo appesto dal Comando della Grande Unità cui apparteneva il militare e caratterizzato da un numero categorico che individuava l'unità stessa ed il luogo dove l'unità era operativa.
La cartolina in franchigia, così come ogni forma di missive viaggianti, era sottoposta al controllo visivo della "Censura", che intendeva impedire che notizie di ordine militare potessero essere intercettate da elementi eversivi ed utilizzate opportunamente da potenze straniere..
Come noto, in coincidenza con l'invasione dell'URSS da parte delle Armate hitleriane (giugno 1941), venne inviato dal Governo italiano un Corpo di Spedizione in Russia denominato C.S.I.R., forte di 59.000 uomini. L'anno dopo, in coincidenza della straordinaria e travolgente penetrazione tedesca in Russia che faceva presagire una netta vittoria; Mussolini decise d'incrementare il contingente di truppe italiane in Russia elevandolo al rango di Armata (Ba), forte di 229.000 uomini. Tra questi un Corpo d'Armata Alpino (Divisioni "Julia", "Tridentina" e "Cuneense") che contava circa. 57.000 uomini. Il fior fiore delle vallate alpine e appenniniche.
La tragedia, le sofferenze, la follia di quella 'decisione portò alle conseguenze ben note (90.000 Caduti e dispersi). Per quasi 20 mesi, decine di milioni di "Franchigie" portarono in Italia, nelle famiglie degli accorati congiunti, un caleidoscopio di notizie, di aneliti di vita, di disperazione, di speranze, di preghiere, di lamenti. Schegge di vita e di sensazioni di migliaia di giovani impegnati a sfuggire alle attenzioni della Signora con la falce che si muoveva a suo agio, sorda ed indifferente ad ogni richiamo e realtà.
Le franchigie sono le più diverse, in mostra ce n'è una ventina, scritte da militari dalle più disparate classi sociali, dalle difformi conoscenze culturali e dalle diverse origini e provenienze.
In comune, tuttavia, mettono in luce alcuni sentimenti imperanti: la Fede, l'amore per i cari lontani, la nostalgia e la speranza madre della vita.
Sono solo alcune, ma danno chiaramente l'idea dei sentimenti che animavano i nostri soldati, di tutte le età e di tutti gradi; sono state trascritte integralmente secondo quanto si può leggere (spesso a fatica) sul lato comunicazione: scritte a volte elegantemente altre volte con dovizia di errori grammaticali; a volte complesse altre estremamente sintetiche. Ma vere, dense d'umanità e straordinarie testimoni di eventi immani.
Spesso rappresentarono l'ultima notizia di soldati che scomparvero nella spaventosa, inumana lotta: ciò che poteva restare ad una madre di vent'anni di speranze, di affetto, di sacrifici, per la propria creatura.